Il 2015 è l'anno della stipula del negoziato bilaterale tra USA – Europa sul libero commercio, il Transatlantic Trade and Investment Partnership, meglio noto come TTIP, finalizzato a ridurre le barriere commerciali, che ancora permangono a scapito del libero scambio di prodotti e servizi, e a rilanciare la crescita economica per uscire dalla crisi.

Un negoziato in principio segretissimo di cui però alcuni disegni sono iniziati a trapelare e che riguardano le ultime resistenze al libero mercato: tariffe doganali, lungaggini amministrative e presidi di interesse pubblico come i luoghi di arbitrato e le legislazioni degli Stati che confliggono con l'interesse privato, le regole sui servizi finanziari, le regole e le normative del settore agroalimetare e della sanità. Vincoli e legacci che bloccano la libera impresa lì dove ci sarebbe una landa da conquistare, si stima infatti che l'entrata in vigore dell'accordo porterebbe un beneficio di 119 miliardi di euro l’anno (pari a 545 euro per una famiglia media) per l'Europa, 95 miliardi di euro l’anno per gli USA (pari a 655 euro per famiglia)...ma bisogna chiedersi qual'è l'altra faccia della medaglia! L'Europa dunque è prossima all'accordo ma l'Europa dei movimenti non perde tempo, si è attivata con la campagna internazionale Stop – TTIP a cui fanno riferimento i gruppi dei vari paesi per fare informazione, sensibilizzazione sulle conseguenze deriverebbero dalla conclusione di questo accordo e i rischi per i beni comuni, l'ambiente, la democrazia. 

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Ogni giorno ci capita di utilizzare dei sistemi di scambio con un valore simbolico e commerciale complementare al denaro: abbiamo tutti una certa familiarità con i ticket restaurant o con i punti dei programmi fedeltà (quelli delle compagnie aeree che premiano i frequent flyer o quelli dei supermercati che consentono ai clienti di acquisire punti sulla base dei loro acquisti e di trasformarli in sconti per ulteriori acquisti o decurtazione del costo della spesa totale). Si tratta pur sempre di “monete” che consentono di acquistare beni o servizi e sono complementari alla moneta corrente ufficiale. Si stima che nel mondo oggi esistano circa 5.000 monete complementari (o sistemi di scambio che ad esse possano essere assimilabili) utilizzate da diverse comunità sulla base di sistemi articolati e diversificati. Al di là della denominazione con cui le vogliamo indicare – monete locali, sociali, comunitarie, solidali, parallele, complementari – queste monete sono tutte caratterizzate da un qualche rapporto con la moneta ufficiale e con uno spazio, fisico o virtuale, certo e delimitato.

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La finanziarizzazione dal punto di vista delle arti visive 

Il progetto informativo “Capire la finanza” è nato (4 anni fa!!) con l'intento di offrire a lettori interessati (e non) strumenti utili per orientarsi in un settore, la finanza, che appartiene alla vita quotidiana di tutti sebbene a volte in modo poco evidente e per mancanza di informazioni chiare, trasparenti, adeguate, accessibili e comprensibili.

Partiti dall'urgenza di spiegare quali fossero le cause della crisi economica e finanziaria scoppiata nel 2008, abbiamo raccontato chi sono i principali protagonisti, le Istituzioni finanziarie internazionali, Le Banche, le zone d'ombra e le azioni spregiudicate della finanza rispetto ai diritti umani e all'ambiente – i paradisi fiscali, le cartolarizzazioni, il land grabbing, le speculazioni sul clima, sulla guerra...25 schede che contengono anche testimonianze di un fare positivo come l'impresa sociale, il movimento cooperativo, la finanza etica, la Responsabilità Sociale di Impresa, i Green Jobs, i Fondi Sostenibili e Responsabili. Tanti temi e diversi tagli che hanno arricchito il patrimonio di contenuti di queste schede. E allora perché non tentare ancora con una nuova prospettiva? Quella dell'Arte e delle arti visive: capire come, a livello mondiale, abbiano condizionato, caratterizzato, ascoltato e raccontato le vertigini della crescita economica e il disagio delle crisi.

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Integrare l’analisi finanziaria con la valutazione ambientale, sociale e di buon governo
 
Gli Investimenti Sostenibili e Responsabili sono forme di investimento particolari che racchiudono due dimensioni: quella economica della volontà di accrescere il valore del proprio risparmio e quella socio-ambientale dell’investitore che ricerca anche esternalità positive del proprio investimento. La scheda Capire la Finanza n.25 approfondisce il tema degli Investimenti Sostenibili e Responsabili, ne traccia la storia, il contesto normativo, le modalità di selezione, il legame con la Responsabilità Sociale d'Impresa e i rendimenti finanziari.
Dalle prime forme di investimento responsabile di matrice Protestante che denunciavano l’incompatibilità della dottrina cristiana con l’investimento in attività produttive coinvolte nel commercio delle armi, nel gioco d’azzardo, nell’alcol e nell’utilizzo di schiavi, alle grandi questioni sociali del XX secolo, a partire dagli anni ’60, la diffusione dei movimenti di protesta per la difesa dei diritti civili e la tutela della partecipazione democratica, come, ad esempio, le contestazioni universitarie americane nei confronti di chi, attraverso i propri investimenti, sosteneva la guerra in Vietnam, sono alcune delle tappe che segnano il percorso degli investimenti SRI che porta in Europa, dove gli anni Novanta sono quelli del successo e della diffusione di questo tipo di investimento che oggi, nel vecchio continente, conta 127 miliardi di euro in gestione e un numero di fondi definiti “etici” o “socialmente responsabili” pari a 957 con Francia e Belgio quali leader europei. Negli ultimi anni, in controtendenza con la crisi, gli investimenti SRI confermano una forte crescita, un carattere dinamico e innovativo, sono oggetto di attenzione da parte di policy makers e della società civile dimostrando di suscitare interesse per pratiche aziendali più sostenibili e il riconoscimento di aspetti extra-finanziari nelle decisioni di investimento.
Testo a cura di Etica Sgr. Editing Irene Palmisano Fondazione Culturale Responsabilità Etica. Testi chiusi Febbraio 2015

Documento Fondi Sostenibili e Responsabili, scheda n. 24, Febbraio 2015

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Il vantaggio competitivo dell’impresa responsabile
 
Con recente delibera del 5 giugno 2014*, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha approvato alcune modifiche alle “regole” per l’attribuzione del Rating di Legalità alle aziende, uno strumento pensato per incentivare l'introduzione di principi etici nei comportamenti aziendali, valido per preservare le aziende sane dal rischio di infiltrazione delle organizzazioni criminali. Ne avevamo già parlato nella scheda n.20 della serie Capire la Finanza. Ritorniamo sul tema per proporre un aggiornamento sulle novità inserite dal nuovo Regolamento, gli aspetti di carattere generale, i requisiti per l'attribuzione del rating da parte delle imprese e quali sono  le cause che concorrono ad eventuali sospensioni e revoche. Particolare attenzione è rivolta ai risvolti dell'introduzione del rating per le Banche e le Amministrazioni.
Testo di Simone Grillo - Consulente in materia di Responsabilità Sociale d’Impresa. Editing Irene PalmisanoFondazione Culturale Responsabilità Etica. Testi chiusi Luglio 2014.
 
* Aggiornamento: lo scorso 22 ottobre 2014 l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha attivato una nuova consultazione pubblica (chiusa il 29 ottobre) per modificare il Regolamento attuativo del Rating. Per una sintesi degli interventi proposti si rimanda al seguente link www.acgm.it
Prossimamente, l'Osservatorio Finanza e Legalità di F.C.R.E. proporrà una analisi aggiornata di questo strumento e delle sue applicazioni
 
Documento Il Rating della Legalità, aggiornamento alla scheda n.20, scheda n. 24, Luglio 2014

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