Una nuova campagna per il bene comune, perché siamo una sola famiglia umana, nessuno escluso

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Comunicato Stampa 18/06/2018_ Perché un’iniziativa sulla diseguaglianza? “L’iniquità è la radice dei mali sociali” così scrive Papa Francesco nella Evangelii Gaudium (202), invitandoci a lavorare sulle cause strutturali di un sistema economico che uccide, esclude, scarta uomini, donne e bambini. La diseguaglianza segna in maniera profonda tutte le società del pianeta, che nei vari contesti e territori devono trovare le basi per la propria stessa sopravvivenza, e di quella delle generazioni future. Tutto questo causa delle ferite profonde, e generano malcontento sociale, rabbia, paura e rassegnazione: sentimenti di chi si percepisce escluso e che, nonostante i propri sforzi, vede le proprie condizioni diventare sempre più fragili, vulnerabili, precarie. Ad aggravare la situazione il fatto che la paura diventi il facile collante per un’agenda politica che crede di affrontare i problemi approfondendo i solchi che attraversano la società e il pianeta, e creando muri che generano nuove esclusioni e conflitti.

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“Nessun passo avanti sulle rinnovabili nel 2017.  Incognite su centrali a carbone in Spagna” 
 
La Fondazione Finanza Etica (FFE) partecipa oggi, 24 maggio 2018, per l'undicesimo anno consecutivo all'assemblea degli azionisti di Enel, gigante italiano dell’elettricità controllato al 22,4% dal Ministero del Tesoro. «Quest'anno interveniamo per la prima volta a nome della rete europea di investitori istituzionali SfC - Shareholders for Change, di cui siamo soci fondatori», spiega Andrea Baranes, presidente di FFE. «In particolare, voteremo assieme all’investitore francese Ecofi Investissements, parte del gruppo Crédit Coopératif, socio fondatore di SfC, che detiene in tutto circa 292.000 azioni di Enel»
Nei suoi interventi e nelle 40 domande inviate prima dell'assemblea in collaborazione con le associazioni Re:Common, IIDMA e Forum Stefano Gioia, la Fondazione di Banca Etica critica in particolare il rallentamento della transizione verso fonti di energia rinnovabile e le incognite relative alle centrali a carbone spagnole, che potrebbero continuare a operare anche oltre il 2020. 
«Nel 2017 l'incidenza relativa dell'energia elettrica prodotta da fonte rinnovabile sul mix di produzione complessivo è leggermente scesa, dal 32,83% al 32,69%, mentre è tornata a salire l’incidenza del carbone, 27,63% al 28,21%. E' vero che Enel si è posta l'obiettivo di una decarbonizzazione completa entro il 2050 ma abbiamo bisogno di capire, anno per anno, quali siano gli impegni precisi della società», continua Baranes. 

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 "Puntare sul business militare fa male al bilancio e aumenta rischi di corruzione"

La Fondazione Finanza Etica (FFE) partecipa oggi per la terza volta consecutiva all'assemblea degli azionisti di Leonardo, il principale produttore italiano di armamenti, il cui maggiore azionista è il Ministero del Tesoro italiano con il 30,2%.

«Saremo in assemblea con tre azioni, per conto di Rete Italiana per il Disarmo, che coordina diverse organizzazioni pacifiste e della nuova rete europea di investitori istituzionali SfC-Shareholders for Change, che ha un patrimonio investito totale di circa 22 miliardi di euro», spiega Simone Siliani, direttore di FFE, fondata nel 2003 da Banca Etica. L'intervento della Fondazione criticherà il progressivo sbilanciamento della produzione verso commesse militari, che ha portato ad un crollo della redditività dell'impresa e ad una diminuzione dell'occupazione. «In base ai dati di ASD, l'associazione dei produttori europei del settore difesa, negli ultimi 15 anni l'aeronautica civile ha generato ricavi che hanno superato del 36% quelli del settore aeronautico militare, creando 223.000 nuovi posti di lavoro. Mentre nel settore militare l'occupazione è scesa del 55% e si sono persi 211.000 posti di lavoro. Leonardo, però, ha deciso di puntare sempre di più sul settore militare: nel 2014 costituiva il 54% del fatturato totale, ora siamo al 68%. Non c'è da stupirsi, quindi, che i conti della società siano molto deludenti».

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L'industria creativa motore di sviluppo per la Puglia e la Grecia

In programma il 16 e 17 maggio 2018 a Lecce, al Campus Ecotekne l’incontro di lancio del progetto di cooperazione transfrontaliera “TRACES – TRansnational Accelerator for a Cultural and Creative EcoSystem”, finanziato dal Programma Interreg V-A Grecia–Italia 2014-2020, a valere sulla prima call.

Capofila del progetto l’Università del Salento-Dipartimento di Scienze dell’Economia con due partner italiani, Tecnopolis Parco Scientifico Tecnologico di Bari e il Distretto Puglia Creativa e due partner greci, l’Associazione Ellenica di Management e la Camera di Commercio di Achaia. Sono partner associati: ENCATC – European Network on Cultural Management and Policy e Fondazione per la Finanza Etica.
Il progetto TRACES, finanziato sull’Asse 1 del Programma Innovazione e Competitività per circa 1 milione di euro, intende promuovere l’imprenditorialità creativa e la crescita delle imprese culturali e creative come motori dello sviluppo locale inclusivo e sostenibile in Puglia e Grecia, attraverso la creazione di un acceleratore cross-frontaliero diffuso a supporto dei processi di incubazione di queste imprese.

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"Scarsa trasparenza sul piano rinnovabili. Dividendo e remunerazione dell'ad troppo elevati"

La Fondazione Finanza Etica (FFE) partecipa oggi, 10 maggio, per l'undicesimo anno consecutivo all'assemblea degli azionisti di Eni, la più grande impresa italiana - controllata al 30,10% dal Ministero del Tesoro - con interessi che spaziano dal petrolio al gas, dalla chimica all’ingegneria. «Quest'anno interveniamo per la prima volta a nome della rete europea di investitori istituzionali SfC - Shareholders for Change, di cui siamo soci fondatori», spiega Andrea Baranes, presidente di FFE. «In particolare, voteremo assieme agli investitori francesi Ecofi Investissements e Meeschaert Asset Management, soci fondatori di SfC, che detengono in tutto circa 150.000 azioni di Eni».

Nei suoi interventi, e nelle 60 domande inviate prima dell'assemblea in collaborazione con le associazioni Re:Common e Global Witness, la Fondazione di Banca Etica critica in particolare gli investimenti della società in Congo-Brazzaville, Nigeria e Basilicata, oltre al piano di investimenti nelle rinnovabili, presentato nel 2016.

«Abbiamo detto sin dall'inizio che il piano ci sembrava assolutamente inadeguato. Sono passati due anni e la società non fornisce ancora informazioni in bilancio sul suo stato di avanzamento e questo è grave. Gli azionisti hanno il diritto di sapere quanti Megawatt di potenza siano stati già installati nel fotovoltaico e se si intenda anche investire in altre tecnologie, come l'eolico o le biomasse», continua Baranes.

Voto contrario sulla ripartizione degli utili, destinati per l'85,4% agli azionisti come dividendo e sul piano di remunerazione. «Destinare quasi tutto l'utile ai dividendi è sbagliato. La società ha bisogno di investimenti, soprattutto in questa fase di delicata transizione verso un'economia sempre meno dipendente dal petrolio», aggiunge Andrea Baranes. «Anche la paga dell'amministratore delegato Descalzi è troppo elevata: la remunerazione variabile è 4,47 volte superiore a quella fissa. Il nostro limite, proposto da Ecofi Investissements, è 2 volte». Sul piano di remunerazione peserà il voto contrario sia di Ecofi sia di Meeschaert.

La Fondazione, rappresentata da Mauro Meggiolaro è interviene sul Punto 1 e Punto 3 dell'Ordine del giorno dell'Assemblea, qui di seguito gli estratti:

icon Eni AGM 2018 - Intervento punto 1

icon Eni AGM 2018 - Intervento punto 3

Foto By Alf van Beem [CC0], from Wikimedia Commons

 

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